Obbligo di rendicontare i contributi pubblici al non profit: scadenza al 30 giugno 2020

In base alla legge 4 agosto 2017 n. 124  (art. 1 commi 125-129) è previsto, a partire dal 2019, l’obbligo di rendicontazione per gli Enti del Terzo Settore che ricevono contributi pubblici.

Il Decreto legge 30 aprile 2019, n. 34 (“Decreto Crescita”) ha apportato alcune modifiche agli obblighi di trasparenza delle erogazioni pubbliche: all’articolo 35, specifica quali sono i soggetti obbligati e sposta la scadenza annuale per la pubblicazione al 30 GIUGNO DI OGNI ANNO. Importanti chiarimenti sul tema sono poi stati forniti dalla Circolare del Ministero del Lavoro, n. 2 dell’11 gennaio 2019.


CHI? SOGGETTI OBBLIGATI

I destinatari dell’obbligo possono essere raggruppati in due categorie:

1.     Le imprese, ivi comprese le cooperative, anche sociali;

2.     Le associazioni di protezione ambientale a carattere nazionale e quelle presenti in almeno 5 regioni individuate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare; le associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale; le associazioni e le fondazioni, nonché tutti i soggetti che hanno assunto la qualifica di ONLUS. In merito alla seconda categoria, è interessata la quasi totalità degli enti non profit, ivi comprese le associazioni di Volontariato e di Promozione Sociale iscritte o non iscritte nei rispettivi registri tenuti a livello nazionale o regionale.

COSA? TIPOLOGIA DI EROGAZIONI

Sono soggette a pubblicità tutte le somme ricevute da Pubbliche Amministrazioni (Enti territoriali quali Stato, Regioni, Provincie e Comuni, AUSL, Università, ecc.), intendendosi per tali le sovvenzioni, sussidi, vantaggi, contributi o aiuti in denaro e in natura, non aventi carattere generale (si ritiene che non è pertanto ricompreso il 5 per mille a differenza di quanto a suo tempo sostenuto) e privi di natura corrispettiva, retributiva o risarcitoria come indicato dal Decreto Crescita. (È stato chiarito che sono escluse le somme a titolo di corrispettivo per una prestazione svolta, una retribuzione per un incarico ricevuto oppure che sono dovute a titolo di risarcimento).

Nei casi di rapporto di comodato di un bene mobile o immobile, si dovrà far riferimento al valore dichiarato dalla Pubblica Amministrazione che ha attribuito il bene in questione. In ordine ai vantaggi economici, laddove non si conosca il valore di quanto dato in uso/comodato dalla PA, conviene inoltrare richiesta alla PA che comunichi il valore del bene, e, in ogni caso, indicare sul sito valore “non conosciuto” o “non determinabile”. Per capire se il valore del bene dato in uso/comodato può concorrere a superare la soglia dei 10.000€ riferirsi al valore normale di un bene similare sul mercato.

RICEVUTI DA? TIPOLOGIA DI ENTE EROGATORE

–      Pubbliche amministrazioni

–      Società controllate da PA

–      Società in partecipazione pubblica

–      Associazioni, fondazioni o enti di diritto privato con bilancio superiore a cinquecentomila euro, la cui attività sia finanziata in modo maggioritario per almeno due esercizi finanziari consecutivi nell'ultimo triennio da pubbliche amministrazioni e in cui la totalità dei titolari o dei componenti dell'organo d'amministrazione o di indirizzo sia designata da pubbliche amministrazioni. (ai sensi dell’art. 2 bis D.lgs. 33/2013)

In caso di dubbi, si consiglia di contattare direttamente l’ente erogante e chiedere la natura giuridica. Verifica se l’ente è una pubblica amministrazione: www.indicepa.gov.it

QUANTO? AL RAGGIUNGIMENTO DI QUALE SOMMA È OBBLIGATORIA LA PUBBLICAZIONE

L’obbligo scatta solo nel momento in cui gli enti beneficiari abbiano ricevuto contributi pubblici per una cifra pari o superiore a 10.000 euro: il riferimento è l’anno precedente cioè, per la scadenza del 2020, il periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019.

Ai fini della pubblicazione occorre tener contro dei contributi “effettivamente erogati”: ciò significa che vanno conteggiate solo le somme che l’ente ha effettivamente incassato nel corso del 2019 (non per competenza MA PER CASSA) e non quelle che sono state solamente stanziate dall’ente pubblico ma non ancora incassate dall’organizzazione.

La Circolare ministeriale ha inoltre chiarito che il limite dei 10.000 deve essere inteso in senso cumulativo, riferendosi al totale degli apporti pubblici ricevuti e non alla singola erogazione. (se l’ente ha ricevuto durante l’anno contributi da due distinti enti pubblici uno da 9.000 euro e l’altro da 9.500, il limite dei 10.000 euro è superato e scatta quindi l’obbligo di pubblicazione di tali somme).

COME? MODALITÀ DI ASSOLVIMENTO DELL’OBBLIGO

Gli enti non profit adempiono all’obbligo mediante pubblicazione delle informazioni sui propri siti o portali digitali. In mancanza del sito dedicato, possono pubblicare sulla propria pagina Facebook o sulla pagina internet della rete associativa alla quale aderiscono.

Le informazioni da pubblicare sono le seguenti:

  1. la denominazione e il codice fiscale del soggetto ricevente (l’associazione);
  2. la denominazione del soggetto erogante (la pubblica amministrazione);
  3. la somma incassata (per ogni singolo rapporto);
  4. la data di incasso;
  5. la causale (cioè la descrizione relativa al motivo per cui tali somme sono state erogate: ad esempio, come liberalità oppure come contributo in relazione ad un progetto specifico presentato dall’ente).

QUANDO? DECORRENZA DELL’OBBLIGO

A regime la scadenza dell’obbligo è il 30 giugno per le somme ricevute nell’anno precedente (in precedenza il termine era fissato al 28 febbraio), quindi per l’anno 2019 il termine è fissato al 30 giugno 2020.

 CHI CONTROLLA? LE SANZIONI

Diversamente da quanto inizialmente disposto, il Decreto Crescita ha previsto che, a decorrere dal 1.1.2020 (quindi per la mancata pubblicazione entro il 30.6.2020 dei contributi ricevuti nel 2019), siano soggetti a sanzione sia le imprese che i soggetti non profit: in caso di inosservanza degli obblighi si applicherà una sanzione pari all’1 per cento degli importi ricevuti, con un importo minimo di 2.000 euro.

Qualora l’inosservanza perduri oppure il pagamento della sanzione non avvenga entro il termine fissato per l’ottemperanza, il comportamento è sanzionato con la restituzione integrale delle somme ricevute, entro i successivi tre mesi.

Il soggetto competente a disporre tali sanzioni sarà la pubblica amministrazione che ha erogato il beneficio.

Negli allegati circolare e modello di rendicontazione.


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